
Jodi Bassi Markoff
Subconscio Veneziano
QUANDO
18 settembre 2025
31 ottobre 2025
DOVE
Still, Via Zamenhof, 11
20136 Milano
ORARI
mare – ven 15-19
La mente dell’essere umano è considerata da sempre un enigma psicanalitico, quasi un dedalo esistenziale nel quale soltanto poche anime valorose corrono il rischio di addentrarsi. Il timore, forse, è di trovarsi faccia a faccia con l’irrazionalità dei nostri sentimenti primordiali o persino di venire rapiti dalla loro complessità e restarne tragicamente prigionieri. È proprio su questo confine cognitivo, conteso tra identificazione concreta e fragilità astratta, che la fotografa americana Jodi Bassi Markoff decide di ambientare il suo racconto veneziano. Il viaggio, giunto alla sua seconda tappa dopo un primo appuntamento nella città di Venezia, trova una nuova veste espositiva nel contesto milanese.
Con gentilezza e intuito l’autrice ci persuade a sospendere il nostro atavico rapporto con le leggi del reale per poi invitarci a compiere un atto di fede nei confronti dell’ignoto. Così facendo il rassicurante frame delle sue immagini diventa la porta d’accesso a una dimensione esperienziale, dominata da una costante allegoria surreale. Una sorta di metamorfosi kafkiana esasperata in cui il dinamico compiersi della quotidianità non costituisce più una trappola sociale, bensì struttura un’artificiosa ode al diverso e all’incomprensibile. Di fatto, ciascun fotogramma che Jodi ci sottopone è contraddistinto da una forte componente evocativa. Qui oscurità crepuscolare, forme ambigue, personaggi sfuggenti, luci intese e cromaticamente corpose, accompagnate da un sincopato effetto mosso o da calibrate manipolazioni materiche ottenute combinando poesie grafiche e reperti d’archivio, ipnotizzano l’osservatore per coinvolgerlo attivamente in un gioco di interpretazione concettuale. All’atto pratico è attraverso un modus operandi simile a quello storicizzato da Arthur Tress che Jodi Bassi Markoff riesce a muoversi nella notte come una cacciatrice di sogni. Si fa guidare dagli spettri immateriali della psiche per dipingere una sequela di atmosfere magiche e investigare ciò che viene percepito come apparentemente invisibile.
Procedendo nel racconto, lo sfondo notturno abbandona progressivamente la sua connotazione illustrativa, si amalgama alla presenza fisica degli eventi, diventando protagonista della scena. Di riflesso, la figura umana – richiamante il manifesto modernista di Paul Stand (“Wall Street, 1915) -, ciclicamente eclissata dal contesto, viene ripensata nella sua centralità. Non è più la sola a inquadrare il perimetro di senso dell’intera immagine ma, nella mente dell’autrice, diviene una pedina celebrativa. Persino la difficile e spesso conflittuale connessione che Venezia ha con la sua rappresentazione iconografica, ripetutamente banalizzata dall’intervento turistico, viene sapientemente sconvolta. Queste fotografie concepiscono gli spazi della laguna come una metafora del subconscio, abile a restituire un paesaggio sensoriale di rara profondità.
Per Jodi Bassi Markoff il medium fotografico costituisce, prima di qualsiasi altra funzionalità, un’occasione per riuscire a traslare sul piano universale la sua personale visione del mondo. I suoi scatti, considerati nella loro totalità visiva, hanno dunque il potere di abbracciare lo spettatore sotto la delicata ala dell’incredulità filosofica.





