Giuliano Leone

OLTRE IL REALE

QUANDO

12 febbraio 2026
27 marzo 2026

DOVE

Still, Via Zamenhof, 11
20136 Milano

ORARI

mar – ven
15 – 19

testo di Denis Curti

Penso al percorso autoriale di Giuliano Leone e immagino un taccuino aperto sulla contemporaneità, dove ogni fotografia viene offerta come appunto visivo, come scheggia di un pensiero in movimento. La mostra Oltre il reale è un continuo alternarsi di sensazioni che attraversano spazi e presenze capaci di seguire un flusso emozionale e non un andamento unicamente narrativo. Tutto è immerso in un bianco e nero denso, materico, abile nel sublimare la quotidianità fino a proiettarla in una dimensione altra, quasi metafisica.
Ed è proprio in un contesto così fluido che una serie infinita di luoghi appare e scompare come una visione mistica, andando a riscrivere il concetto stesso di street photography.
Piazza dei Miracoli a Pisa si trasforma in un parco giochi senza tempo dove l’ombra del fotografo si allunga tra i corpi, lambendo la folla che riposa sul prato lenta e inconsapevole. Qui l’obiettivo non descrive, bensì osserva, scruta, respira. L’occhio di Giuliano Leone si fa orizzontale, quasi periferico, per congelare il ritmo di una moltitudine di soggetti che diventa subito coreografia di un teatro all’aperto. Non è reportage, né cronaca: è osservazione partecipata dell’irripetibile, colta nel gesto minimo, nel sorriso che sfugge.
La stessa tensione scenica, soltanto apparentemente di stampo paesaggistico, ma in grado di toccare le corde più profonde del nostro sentire, si ripresenta nelle vedute delle Cinque Terre. Qui le rocce, le case, le acque si dissolvono in un processo di metamorfosi fotografica: il reale si piega all’astrazione, il confine tra figura e sfondo si incrina, lo scorrere cronologico degli avvenimenti si sospende. La pasta di queste immagini si fa più intensa, quasi pittorialista, consentendo a ogni ripresa di sfidare la tradizionale rappresentazione iconografica di atmosfere consumistiche per accogliere la forza dell’interpretazione.
L’effetto monocromatico dialoga con l’effetto mosso; non immobilizza, bensì anima e costruisce architetture di luce. Allora vedute scomposte e poi riassemblate non snaturano mai il paesaggio ma lo celebrano nella sua poetica realtà. Così facendo anche Milano, città dal fascino esotico, al passaggio del fotografo ligure pulsa di incontri e scontri, di contrasti e sovrapposizioni. Come un flâneur bressoniano Leone coglie frammenti urbani sempre diversi: personaggi pittoreschi o chiusi nella loro individualità, ma anche sguardi silenziosi e cenni di timida partecipazione. L’atto di fotografare per l’autore è direttamente proporzionale al battito sincopato dell’esistenza metropolitana. Fotogramma dopo fotogramma il punto di vista rimbalza tra campo lungo e dettaglio, tra geometrie e segni, restituendo tutta la vivacità del vivere comune.
In buona sostanza Giuliano Leone è un fotografo di confine, capace di coinvolgere attivamente l’osservatore: la sua opera appare come un insieme di geografie umane e tracce concettuali, un ponte figurativo tra ordinario e straordinario. In questi scatti non vediamo unicamente ciò che Leone vuole rappresentare, ma riusciamo a scorgere anche una scintilla di noi stessi, sospesi tra il mondo così come ci appare e il mondo che, forse, possiamo ancora sognare.